ACVUM: PARLIAMO DEL SERVIZIO DI PIAZZAPULITA DISPARITÀ TRA LE ALTE SFERE E LA BASE- ENZO TREVISOL E USAMI: IL CORAGGIO DI DIRE CIÒ CHE ALTRI NON HANNO IL CORAGGIO DI DIRE " LE VERITÀ SCOMODE"

I consigli dell' esperto
Solo Enzo Trevisol è piu bravo del sottoscritto
Girolamo Foti, presidente dell'Associazione Europea Cittadini e Veterani in Uniforme (ACVUM) e tra i protagonisti delle battaglie che hanno accompagnato il riconoscimento dei diritti sindacali del personale militare fino all'approvazione della Legge 46/2022, offre alcuni spunti di riflessione alle APCSM dopo l'inchiesta andata in onda nel corso della trasmissione Piazzapulita su La7.
"Se fare sindacalismo militare significa occuparsi principalmente di interessi personali, incarichi, posizioni di privilegio, vantaggi individuali o della conservazione del proprio distacco sindacale, allora probabilmente non vale nemmeno la pena iscriversi.
Se invece si ritiene che gli interessi della collettività debbano prevalere sugli interessi del singolo, che un rappresentante debba avere il coraggio di esporsi, di battere i pugni quando necessario e di affrontare anche temi scomodi nell'interesse del personale, allora il sindacato conserva ancora la sua funzione più nobile.
Un sindacato che evita ogni confronto difficile, che affronta le questioni in modo prudente per non scontentare nessuno o che rinuncia ad esporsi al primo ostacolo rischia di perdere la propria ragion d'essere.
Quando invece il sindacalismo si traduce in lotta, coraggio, competenza, proposte concrete e difesa dei colleghi, allora rappresenta un investimento utile per il personale. In questo senso ritengo che Enzo Trevisol e USAMI stiano offrendo un esempio di sindacalismo che affronta questioni reali e che merita attenzione e rispetto."
L'inchiesta giornalistica andata in onda nel corso della trasmissione Piazzapulita su La7, realizzata dal giornalista Danilo Lupo, ha portato all'attenzione dell'opinione pubblica una serie di temi che meritano approfondimento, verifica e riflessione.Proprio per questo sorprende il sostanziale silenzio di molte APCSM su argomenti che riguardano direttamente il benessere, le condizioni di vita e la percezione di equità all'interno del mondo militare.Tra le poche voci che hanno affrontato apertamente tali questioni vi è quella di Enzo Trevisol e di USAMI, che hanno ritenuto opportuno intervenire su tematiche certamente delicate ma che interessano migliaia di uomini e donne in uniforme.Il servizio giornalistico ha affrontato diversi aspetti riguardanti il sistema Difesa, ponendo interrogativi sull'utilizzo di alcune strutture a carattere ricreativo e assistenziale, sulla loro funzione sociale e sulla concreta accessibilità da parte del personale appartenente alle diverse categorie.Le immagini, le testimonianze e le ricostruzioni presentate nel corso della trasmissione hanno inoltre riportato al centro del dibattito il tema delle differenze economiche e previdenziali esistenti tra i vertici e la base del personale.Molti militari vivono oggi una realtà fatta di stipendi che faticano a tenere il passo con il costo della vita, straordinari, trasferimenti, sacrifici familiari, difficoltà abitative e preoccupazioni per il proprio futuro previdenziale.All'interno del personale esiste da tempo un dibattito sulle differenze economiche, di carriera e pensionistiche tra le diverse categorie. Un tema che merita di essere affrontato senza pregiudizi e senza timori, soprattutto in un momento in cui il potere d'acquisto delle famiglie continua a diminuire.Nel servizio sono stati inoltre richiamati temi che riguardano istituti e benefici riservati a determinate categorie del personale. Questioni che, proprio perché incidono sulla percezione di equità all'interno dell'Amministrazione, meritano di essere analizzate e discusse nelle sedi competenti.Particolarmente significativo è il passaggio dedicato all'articolo 1814 del Codice dell'Ordinamento Militare, richiamato nel corso dell'inchiesta. Se il principio è quello di sostenere la famiglia e la natalità attraverso specifici benefici, appare legittimo interrogarsi sull'opportunità di estendere analoghe forme di tutela a tutto il personale militare.Un figlio rappresenta un valore per la Nazione indipendentemente dal grado rivestito dai genitori. Per questo motivo il tema merita una riflessione seria nelle sedi istituzionali e contrattuali competenti.Le immagini, le testimonianze e gli interrogativi emersi nel servizio di Piazzapulita avrebbero potuto rappresentare l'occasione per avviare approfondimenti, richieste di chiarimento e verifiche documentali.Le organizzazioni sindacali dispongono infatti degli strumenti necessari per acquisire dati, formulare proposte e portare le problematiche emerse ai tavoli istituzionali e contrattuali.Ad esempio, potrebbero essere richiesti dati ufficiali sull'utilizzo delle strutture della Difesa, verificando il numero delle presenze nei periodi di maggiore affluenza, la distribuzione degli ospiti tra le varie categorie del personale, la tipologia delle sistemazioni assegnate e le modalità di accesso ai servizi.Non per alimentare polemiche o contrapposizioni tra categorie, ma per contribuire ad un confronto basato su dati oggettivi e verificabili.Allo stesso modo, le questioni evidenziate dal servizio potrebbero essere trasformate in proposte concrete da discutere nell'ambito dei futuri rinnovi contrattuali e del confronto con la Funzione Pubblica.Se il legislatore ritiene meritevole di tutela economica la nascita di un figlio, potrebbe essere legittimo valutare l'estensione di analoghe misure a tutto il personale militare. Un figlio di un graduato, di un maresciallo o di un volontario ha lo stesso valore sociale di quello di un ufficiale superiore.È questo che molti militari si aspettano dal sindacalismo: ascoltare ciò che emerge dalle problematiche del personale, approfondire i fatti, verificare i dati e trasformare le criticità in proposte concrete.Per questo assume particolare rilievo la posizione espressa da Enzo Trevisol, che ha scelto di affrontare apertamente questioni che altri hanno preferito non commentare.Perché il vero problema non è l'esistenza delle domande poste da un'inchiesta giornalistica. Il vero problema sarebbe fingere che quelle domande non esistano.Se dalle questioni sollevate da Piazzapulita nasceranno verifiche, approfondimenti e proposte concrete a favore del personale, allora quell'inchiesta avrà reso un servizio utile non soltanto all'informazione ma anche ai militari.Il sindacalismo non si misura dal silenzio di fronte ai problemi, ma dalla capacità di affrontarli. E quando una questione riguarda il benessere di migliaia di servitori dello Stato e delle loro famiglie, approfondire non è un'opzione: è un dovere morale e sindacale.
