ATTUALITÀ: MILITARI IN PIAZZA, STIPENDI IN CALO E DIRITTI SINDACALI: IL GOVERNO ASCOLTI IL PERSONALE " HA INIZIO LO SPETTACOLO".

Intervento di Girolamo Foti
Presidente ACVUM - Esperto in materia Sindacale dei Militari.
Il Governo che per anni ha dichiarato vicinanza al personale in uniforme, al momento delle scelte concrete sembra nuovamente voltare le spalle ai militari.
Le risorse attualmente destinate al rinnovo contrattuale 2025-2027 appaiono, a giudizio di molti operatori del comparto, insufficienti rispetto alla perdita del potere d'acquisto registrata negli ultimi anni. L'inflazione, l'aumento del costo della vita, delle utenze, degli affitti e dei beni di prima necessità hanno inciso profondamente sui redditi del personale.
Molti volontari,graduati, sottufficiali, ufficiali delle Forze Armate percepiscono una distanza sempre maggiore tra il proprio stipendio e il reale costo della vita.
Di fronte a tale situazione, appare difficile considerare soddisfacenti le attuali prospettive economiche del rinnovo contrattuale.
Chi richiama genericamente il cosiddetto "senso di responsabilità" per spingere verso una rapida sottoscrizione dell'accordo dovrebbe ricordare che il compito di un sindacato è innanzitutto quello di tutelare il personale, non quello di agevolare il Governo.
Accettare oggi un accordo economico ritenuto insufficiente rischia di produrre effetti fino al 31 dicembre 2027, senza che sia ancora possibile conoscere l'effettiva evoluzione dell'inflazione e del costo della vita nei prossimi anni.
Desta inoltre perplessità l'apertura di tavoli riguardanti i distacchi sindacali e altri aspetti dell'agibilità sindacale nel pieno delle trattative economiche. Il rischio è che l'attenzione si sposti dalle esigenze di migliaia di militari verso questioni che riguardano principalmente le strutture sindacali e i rispettivi dirigenti.
La domanda che molti colleghi si pongono è semplice: quanti "no" potrebbero trasformarsi in "sì" qualora venissero riconosciuti particolari vantaggi per i dirigenti dei sindacati?
In questo contesto merita attenzione l'iniziativa di diverse organizzazioni sindacali che hanno annunciato una manifestazione nazionale a Roma il prossimo 18 luglio.
La partecipazione annunciata da numerosi appartenenti alle Forze Armate e di polizia ad ordinamento militare testimonia un diffuso malessere che non può essere ignorato.
Un riconoscimento va alle organizzazioni che hanno promosso la mobilitazione:
USAMI Aeronautica
SiNaFi Guardia di Finanza
NSC Carabinieri
ITAMIL Esercito
SILMM Marina
Concludo con una riflessione rivolta al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, garante della Costituzione e delle istituzioni.
Gli ottant'anni della Repubblica rappresentano il valore della democrazia, del pluralismo e delle libertà costituzionali. In uno Stato di diritto il diritto di critica, soprattutto in ambito sindacale e contrattuale, costituisce un elemento essenziale del confronto democratico.
Le vicende che hanno interessato il sottoscritto, conseguenti a posizioni espresse nell'ambito del dibattito sindacale, hanno alimentato profonde riflessioni sul rapporto tra libertà di espressione, tutela dei diritti e funzionamento delle istituzioni.
Al di là delle decisioni del CGA Sicilia, che ha riformato la pronuncia del TAR accogliendo le tesi del Dicastero, e fermo restando che le sentenze devono essere rispettate, permane il dovere civile di interrogarsi sulla piena tutela dei diritti costituzionali, dei principi sanciti dalla CEDU in materia sindacale e della libertà di critica del personale militare che ricopre ruoli sindacali.
Gli ottant'anni della Repubblica non devono rappresentare soltanto una celebrazione storica, ma un'occasione per riaffermare il valore della Costituzione, del pluralismo e del diritto di ogni cittadino, compresi i militari, di esprimere il proprio pensiero nel rispetto delle istituzioni e delle leggi.
Eppure, mentre un'autorità dello Stato o un esponente politico sottoposto a indagine o rinviato a giudizio può continuare a esercitare le proprie funzioni, il dirigente sindacale militare, per aver espresso una critica nell'ambito dell'attività sindacale, rischia prima la sospensione dal servizio e successivamente la perdita della carica elettiva.
È proprio su questo apparente squilibrio che si impone una riflessione pubblica e istituzionale: quale sia il corretto equilibrio tra le esigenze di disciplina proprie dell'ordinamento militare e la piena tutela della libertà sindacale, della libertà di espressione e dei diritti fondamentali riconosciuti dalla Costituzione e dalle convenzioni internazionali.
A ottant'anni dalla nascita della Repubblica, il confronto su questi temi non dovrebbe essere considerato un elemento di divisione, bensì un contributo al rafforzamento dello Stato di diritto, del pluralismo e delle garanzie democratiche anche all'interno delle Forze Armate.
Girolamo Foti
Presidente ACVUM
