Associazione Europea Cittadini e Veterani in Uniforme

VA PENSIERO – LA DESTRA AMA I MILITARI. SOPRATTUTTO QUANDO NON COSTANO?

08.08.2026

"Vent'anni di promesse, blocchi, contratti, specificità e previdenza che arriva sempre domani. Intanto il soldato paga oggi la verità scritta da  Girolamo Foti presidente dell'Associazione culturale Cittadini e Veterani in Uniforme".

C'è una convinzione che, a forza di ripeterla, è diventata quasi un articolo di fede: la destra starebbe dalla parte dei militari.Può darsi.Ma dopo vent'anni sarebbe interessante passare dalla teologia alla contabilità.Perché un soldato può nutrirsi di Patria, Onore, Dovere e Tricolore. Ma quando arriva la bolletta dell'energia, provate a pagare scrivendo nella causale: "Specificità militare".Temo che il gestore voglia comunque l'IBAN.Questa riflessione non vuole stabilire se sia migliore la destra, la sinistra, il centro, il sopra o il sotto.Parliamo di fatti, provvedimenti e risultati.E proprio i fatti qualche domanda la pongono.

IL GRANDE AMORE DEL 2010: TI VOGLIO COSÌ BENE CHE TI BLOCCO LO STIPENDIO PIÙ EXTRA  
partiamo da un dato documentabile.Il decreto-legge n. 78 del 2010 introdusse, nell'ambito delle misure di contenimento della spesa pubblica, il blocco di meccanismi retributivi e automatismi stipendiali per il personale pubblico non contrattualizzato.
Gli effetti riguardarono anche il mondo in uniforme: classi, scatti e progressioni economiche subirono un congelamento che ancora oggi viene ricordato dal personale.

La documentazione relativa al contenzioso costituzionale ricorda espressamente il blocco, per il triennio 2011-2013, degli automatismi stipendiali collegati all'anzianità.
Per alcune componenti del comparto sicurezza gli effetti economici si protrassero ulteriormente.Insomma: la specificità c'era. Era talmente specifica che anche gli aumenti diventarono invisibili.

QUANDO L'AMORE PER I SOLDATI DIVENTA BIPARTISAN
Poi c'è stato un momento quasi commovente della nostra storia politica: quando l'amore per i soldati riuscì finalmente a unire destra e sinistra.Altro che larghe intese.Durante il Governo Monti prese forma la revisione dello strumento militare che avrebbe condotto alla legge n. 244 del 2012, con la riduzione programmata degli organici delle Forze Armate e una profonda riorganizzazione del modello Difesa.

Oggi sentiamo esponenti di differenti schieramenti denunciare i problemi prodotti negli anni dal ridimensionamento dello strumento militare.Ed è qui che la memoria diventa una disciplina meravigliosa.

Perché alcune delle forze politiche che oggi invocano una Difesa più forte appartengono alla stessa storia politica e parlamentare di chi sostenne quella stagione di riforme.Insomma:prima abbiamo messo le Forze Armate a dieta e oggi ci stupiamo perché sono dimagrite.

Per anni abbiamo ridotto gli organici mentre contemporaneamente aumentavano esigenze operative, missioni, impieghi sul territorio e complessità tecnologica.[Inferenza] Gli effetti di quella lunga stagione di ridimensionamento, sommati naturalmente a numerose altre decisioni intervenute successivamente, possono essere messi in relazione con alcune delle criticità che oggi vengono denunciate sul personale: invecchiamento, difficoltà nel ricambio generazionale, progressioni professionali, mobilità geografica, pendolarismo e crescente pressione sulle famiglie dei militari.

Attribuire tutto alla legge 244/2012 sarebbe semplicistico.Dimenticarla, però, sarebbe altrettanto comodo.È stato forse il più grande amore bipartisan per i militari: destra e sinistra litigavano praticamente su tutto, ma quando arrivò il momento di ridimensionare la Difesa riuscirono finalmente a ritrovare lo spirito di fratellanza.Adesso lo scenario internazionale è completamente cambiato.

Si torna a parlare di organici, riserve, capacità operative, tecnologia, industria della Difesa e nuovi investimenti.Meglio tardi che mai.Resta soltanto una piccola domanda:

"Scusate, ma quelli che oggi vogliono ricostruire la Difesa sono parenti di quelli che ieri contribuirono a ridimensionare?"

Naturalmente è una battuta.

Perché in politica, a quanto pare, la memoria istituzionale dura meno di una legislatura.

POI ARRIVARONO GLI 80 Euro del Bonus Sicurezza 

bisogna riconoscere anche ciò che fecero governi di diverso colore.Nel 2016 venne introdotto il cosiddetto bonus sicurezza da 80 euro, destinato anche al personale delle Forze Armate non dirigente.

Non era strutturale né pensionabile, e questo va ricordato.
Ma gli 80 euro avevano almeno una caratteristica rivoluzionaria rispetto a certe promesse contemporanee: esistevano. 

Nel 2017 arrivò inoltre il riordino dei ruoli e delle carriere delle Forze Armate, con il decreto legislativo n. 94/2017, che intervenne anche sulle qualifiche e sulle progressioni.Si può discutere per settimane se quel riordino sia stato sufficiente, insufficiente o pieno di difetti.Ma almeno era un riordino.Non un convegno sul futuro riordino del tavolo tecnico che dovrà studiare il possibile riordino.

E POI, INCREDIBILE MA VERO, FINALMENTE TORNARONO I CONTRATTI

Dopo anni di blocco ripartì anche la stagione contrattuale.Non fu il paradiso terrestre.Nessuno vide San Pietro scendere sulla terra con le tabelle stipendiali sotto il braccio.

Ma qualcosa si mosse.E anche sulla rappresentanza sindacale dei militari accadde qualcosa che, fino a pochi anni prima, sembrava fantascienza.

Nel 2018 la Corte costituzionale, con la storica sentenza n. 120, dichiarò costituzionalmente illegittimo il divieto assoluto per i militari di costituire associazioni professionali a carattere sindacale.Da quella sentenza nacque il percorso che avrebbe condotto alla legge n. 46 del 2022.Una legge che personalmente considero ancora troppo restrittiva sotto diversi aspetti, ma che rappresentò comunque il passaggio dalla preistoria sindacale a una forma, pur fortemente regolamentata, di rappresentanza.

IL SOLDATO DEL 2026: PIÙ SPECIFICO CHE RICCO
Ed eccoci all’attuale legislatura.
Sul piano sindacale, il giudizio che esprimo è severo.
Abbiamo attraversato due stagioni contrattuali che, secondo la nostra valutazione, non hanno recuperato adeguatamente la perdita del potere d’acquisto subita dalle famiglie militari.
Abbiamo visto discutere di specificità.
Abbiamo sentito parlare di previdenza dedicata.
Abbiamo assistito a tavoli, incontri, dichiarazioni e comunicati.
La previdenza dedicata continua periodicamente a riaffacciarsi nel dibattito politico e parlamentare.
Benissimo.
Ma dopo tanti anni il militare medio, quando sente la parola “previdenza dedicata”, probabilmente non domanda più:
“Quanto prenderò?”
Domanda:
“In quale legislatura?”
È diventata una specie di cometa di Halley parlamentare.
Compare periodicamente.
Guardi il cielo.
Esprimi un desiderio.
Poi aspetti il prossimo passaggio.
LA LEGGE 46? TOCCARE CON CAUTELA

E la legge sindacale militare?
A mio giudizio avrebbe bisogno di interventi importanti per rendere effettivamente più forte e autonoma la rappresentanza.
Eppure non abbiamo assistito alla grande stagione riformatrice che molti militari si aspettavano. 
Questa è forse una delle contraddizioni politicamente più interessanti.
Si celebra il militare.
Si celebra la divisa.
Si celebra il sacrificio.
Si celebra la specificità.
Poi, quando Militare diventa sindacalista e critica il sistema, improvvisamente la divisa sembra diventare molto meno romantica.
Il sindacalista militare ideale sembra essere quello delle fotografie istituzionali: composto, decorato, possibilmente sorridente e soprattutto silenzioso, accondiscendente. 
Quando invece apre una busta paga e fa due divisioni, diventa pericolosamente portato alla matematica.

E ARRIVA PURE LA REMIGRAZIONE

Nel frattempo è comparso sulla scena politica un ex generale che ha posto tra i temi del proprio progetto politico la remigrazione, insieme all’identità nazionale e alla difesa dei valori tradizionali.
Legittime battaglie politiche, sulle quali saranno gli elettori a pronunciarsi.
Io però, da presidente di un’associazione di cittadini e veterani, mi permetto una domanda molto meno epica:
il cittadino con le Stellette pendolare quando “remigra” a casa propria?
Perché mentre la politica discute dell’identità occidentale, esistono uomini e donne in uniforme che lavorano a centinaia di chilometri dalle proprie famiglie.
Mentre discutiamo dei costumi della società, loro fanno i conti con affitti, carburante, treni, mutui e figli cresciuti attraverso una videochiamata.
E mentre ci dividiamo appassionatamente sulle guerre culturali, resta una guerra molto meno televisiva:
quella contro il costo della vita.
Non produce talk-show.
Produce rate.

Negli ultimi vent’anni, chi ha fatto concretamente qualcosa per migliorare la tua condizione economica, previdenziale, familiare e professionale?”
Prendete un foglio..
Scrivete governi e provvedimenti.
Mettete accanto date, importi e risultati.
Niente bandiere.
Niente slogan.
Niente simpatie.
Solo numeri.

Scoprirete la verità! 

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